Passa ai contenuti principali

Come unire documenti ed ottenere un unico file Pdf

Puo' capitare di dover unire piu' documenti partendo da diversi formati o supporti differenti: pagine scannerizzate e convertite automaticamente in pdf o immagini, file di word Openoffice, e quant'altro.
Come fare? Vi sono molte risorse che lo consentono, qui proponiamo 2 software completamente free, semplicissimi da utilizzare, Pdf Creator e Pdf Split and Merge (Pdf Sam).
Pdf Creator occorre per convertire in formato pdf qualsiasi file. In realta' si tratta di un software che installa una stampante virtuale dove poter indirizzare le stampe di qualsiasi cosa sia a video; nel momento in cui si lancia la stampa viene creato un file in formato pdf. Ebbene lo salviamo in una cartella per poterlo utilizzare successivamente come si vuole, naturalmente anche con Pdf Sam. Buono da sapere, Pdf Creator consente anche la creazione di documenti Pdf/A, un formato utilizzato in ambito lavorativo.
Pdf Sam invece e' un vero e proprio programma, semplice ed intuitivo, che consente non solo l'unione di alcuni files pdf, ma anche la rotazione o la suddivisione del file, ovvero creare un nuovo file con solo alcune dlle pagine del file originale. L'unione di piu' files in uno solo puo' essere utile non solo per pubblicare su web un unico file contenente varie cose ma anche quando e' necessario stampare piu' copie di documenti fascicolati.
Ebbene, una volta che si hanno a disposizione i file pdf da unire, basta cliccare su unisci/estrai presente sulla sinistra nel menu' plugin, selezionare dalle cartelle i fileo trascinarli nell'area di destra del programma, riordinare i file come si vuole e, una volta scelto il percorso dove andare a salvare il file di output che verra' generato dal programma, cliccare su esegui in basso a destra. Ecco fatto!

Commenti

Post popolari in questo blog

MTV e la filosofia del “Do Not”: quando la musica anticipava la crisi del digitale

  MTV e la filosofia del “Do Not”: quando la musica anticipava la crisi del digitale Originale dalla campagna do not socialize di MTV Nel panorama delle campagne pubblicitarie provocatorie, quella di MTV denominata “Do Not Socialize” – parte della più ampia “Do Not” Philosophy – resta una delle più audaci e profetiche. Lanciata intorno al 2010, in un’epoca in cui i social network stavano conquistando il mondo, MTV si distaccò dal coro celebrativo per proporre una riflessione controcorrente: e se il digitale ci stesse rubando la vita reale? La campagna, visivamente potente e concettualmente ironica, invitava i giovani a non socializzare online , non condividere , non postare , non taggare . Un paradosso, certo, ma anche una provocazione lucida: MTV, da sempre voce della gioventù, stava mettendo in discussione il nuovo culto della connessione permanente. In un mondo che stava diventando sempre più “social”, MTV suggeriva di tornare a essere asociali – nel senso più liberatorio del...

Quando l’uomo lasciò il giardino dell'Eden: miti, agricoltura e la memoria di un trauma

C’è un filo sotterraneo che unisce Harari, Graeber e i miti più antichi dell’umanità. Non è un dettaglio erudito, né un gioco di parallelismi: è la percezione che i miti non siano semplici favole, ma la forma simbolica con cui le società hanno registrato le loro grandi trasformazioni. Tra queste, nessuna è stata più radicale della rivoluzione agricola. Il mito come memoria culturale Harari lo dice con una formula provocatoria: non è stato l’uomo ad addomesticare il grano, ma il grano ad addomesticare l’uomo. Graeber e Wengrow, da un’altra prospettiva, mostrano che la transizione all’agricoltura non fu un destino inevitabile, ma una scelta culturale, ripetuta e spesso reversibile. Eppure, quando quella scelta divenne irreversibile, lasciò un segno profondo. I miti sono la traccia di quel segno. La Genesi come racconto polemico della civiltà La storia di Adamo ed Eva, letta fuori dal suo involucro teologico, sembra la memoria di un mondo perduto. Prima del frutto proibito, l’umanità vive...

Il silenzio che parla: la Canestra di frutta di Caravaggio e il paradosso della natura morta

In un’epoca in cui l’immagine è spesso rumore, la Canestra di frutta di Caravaggio si impone come un invito al silenzio. Non un silenzio vuoto, ma uno che risuona dentro chi guarda, che sospende il brusio del mondo e ci riconduce a noi stessi. Davanti a questo dipinto non viene da parlare, non viene da smanettare sul telefono, non viene da fare nulla se non ascoltare quel silenzio contagioso che avvolge gli oggetti. Caravaggio, mago delle composizioni, riesce a trasformare una semplice cesta di frutta in un teatro dell’anima. La sua natura morta non è una pausa dalla figura umana, ma una sua intensificazione. Paradossalmente, proprio escludendo l’uomo, il pittore ci parla della nostra umanità con una profondità che pochi ritratti riescono a raggiungere. Le mele ammaccate, le foglie ingiallite, l’uva che sembra sul punto di marcire: ogni dettaglio è un frammento di tempo, un’eco della nostra fragilità, della nostra bellezza imperfetta. Il silenzio che emana dalla Canestra non è solo vis...