C’è un momento, nella vita, in cui la giovinezza smette di essere un ricordo e diventa un lavoro. Non un ritorno nostalgico, ma un esercizio di sottrazione: togliere il superfluo, disinnescare le rigidità, imparare a non irrigidirsi davanti al mondo. È un paradosso che si comprende solo tardi, quando l’età anagrafica ha già smesso di coincidere con quella interiore. La frase ci sono voluti molti anni per diventare giovani non è un motto motivazionale. È una constatazione quasi crudele. Perché la giovinezza, quella autentica, non appartiene ai ventenni: appartiene a chi ha attraversato abbastanza stagioni da capire che la leggerezza non è un dono, ma una conquista. La giovinezza come la intendo qui non è un’energia, ma una postura. È la capacità di guardare il mondo senza la corazza dell’abitudine. È la sospensione del giudizio, la disponibilità al possibile, la rinuncia a quella serietà che spesso scambiamo per maturità. E allora sì, ci vogliono anni. Anni per disimparare la fretta. A...
Quando si parla delle origini del capitalismo, il pensiero corre subito a Max Weber e alla sua celebre tesi sull’ etica protestante . Secondo il sociologo tedesco, fu il calvinismo — con la sua visione austera, razionale e disciplinata della vita — a fornire il terreno spirituale ideale per lo sviluppo del capitalismo moderno. Ma allora come spiegare la fioritura di banche, commerci e grandi famiglie mercantili, come i Medici, nella Firenze del Quattrocento, in un contesto profondamente cattolico? La risposta è più complessa di quanto sembri. E ci dice che il capitalismo non è nato da un’unica matrice religiosa , ma da una tensione tra etiche diverse, che hanno reso possibile — in tempi e modi differenti — l’accumulazione, l’investimento e la razionalizzazione economica. 🏛️ I Medici e il capitalismo “civico” del Rinascimento Nel cuore dell’Italia cattolica, molto prima della Riforma protestante, città come Firenze, Venezia e Genova erano già centri pulsanti di attività bancarie e comm...