Passa ai contenuti principali

Blogger Blogspot aggiunge la Tag Cloud ai gadget

Tag o etichette in formato nuvola e in modo “nativo” in Blogger

etichette blogger

Gia’ da un po’ di tempo era possibile aggiungere le etichette in formato nuvola anche su Blogspot ma andando ad editare, o comunque copiare e incollare, il codice html. Ora Blogspot, per tenersi al passo con le richieste ed andare incontro ai meno smanettoni, aggiunge tale funzionalita’ in modo nativo alle caratteristiche delle etichette.


Basta infatti aggiungere un gadget, selezionare etichette e selezionare “Nuvola” in visualizzazione.

E’ anche possibile selezionare l’ordine di visualizzazione delle etichette, alfabetico o per frequenza e mostrare o meno il numero di post per ciascuna.

E’ stata aggiunta un’altra comoda funzionalita’. Ora e’ infatti possibile scegliere quali etichette visualizzare: cio’ consente di mantenere in ordine il blog anche a chi nel corso del tempo ha aumentato a dismisura il numero di tag.

selezione tag


Ti è piaciuto l'articolo?
Puoi Votarlo su OKNOtizie. Grazie Mille!

Bookmark and Share

Commenti

Post popolari in questo blog

MTV e la filosofia del “Do Not”: quando la musica anticipava la crisi del digitale

  MTV e la filosofia del “Do Not”: quando la musica anticipava la crisi del digitale Originale dalla campagna do not socialize di MTV Nel panorama delle campagne pubblicitarie provocatorie, quella di MTV denominata “Do Not Socialize” – parte della più ampia “Do Not” Philosophy – resta una delle più audaci e profetiche. Lanciata intorno al 2010, in un’epoca in cui i social network stavano conquistando il mondo, MTV si distaccò dal coro celebrativo per proporre una riflessione controcorrente: e se il digitale ci stesse rubando la vita reale? La campagna, visivamente potente e concettualmente ironica, invitava i giovani a non socializzare online , non condividere , non postare , non taggare . Un paradosso, certo, ma anche una provocazione lucida: MTV, da sempre voce della gioventù, stava mettendo in discussione il nuovo culto della connessione permanente. In un mondo che stava diventando sempre più “social”, MTV suggeriva di tornare a essere asociali – nel senso più liberatorio del...

Quando l’uomo lasciò il giardino dell'Eden: miti, agricoltura e la memoria di un trauma

C’è un filo sotterraneo che unisce Harari, Graeber e i miti più antichi dell’umanità. Non è un dettaglio erudito, né un gioco di parallelismi: è la percezione che i miti non siano semplici favole, ma la forma simbolica con cui le società hanno registrato le loro grandi trasformazioni. Tra queste, nessuna è stata più radicale della rivoluzione agricola. Il mito come memoria culturale Harari lo dice con una formula provocatoria: non è stato l’uomo ad addomesticare il grano, ma il grano ad addomesticare l’uomo. Graeber e Wengrow, da un’altra prospettiva, mostrano che la transizione all’agricoltura non fu un destino inevitabile, ma una scelta culturale, ripetuta e spesso reversibile. Eppure, quando quella scelta divenne irreversibile, lasciò un segno profondo. I miti sono la traccia di quel segno. La Genesi come racconto polemico della civiltà La storia di Adamo ed Eva, letta fuori dal suo involucro teologico, sembra la memoria di un mondo perduto. Prima del frutto proibito, l’umanità vive...

Nati per morire: la caducità dei sentimenti e la bellezza effimera dell’amore

Una canzone come specchio dell’anima Ci sono canzoni che non si limitano a raccontare una storia: diventano un manifesto, una confessione, un grido che risuona con la fragilità umana. Born to Die — il brano che ci ha ispirato — è una di queste. Attraverso versi crudi e appassionati, parla di amore, solitudine, ricerca di senso e, soprattutto, della consapevolezza che tutto, anche i sentimenti più intensi, è destinato a finire. Ma è proprio questa caducità a renderli preziosi. La caducità come essenza dell’esperienza umana La canzone si apre con una domanda retorica: Why? È la domanda che tutti, prima o poi, ci poniamo di fronte al dolore, alla fine di un amore, o semplicemente alla consapevolezza che nulla dura per sempre. Il testo ci ricorda che siamo born to die, nati per morire, non solo nel senso letterale, ma anche in quello metaforico: ogni esperienza, ogni emozione, ogni relazione è transitoria. Questa idea non è nuova. La filosofia, la letteratura e l’arte da sempre riflettono ...