Passa ai contenuti principali

Fare il backup di alcune cartelle specifiche automaticamente con Skydrive e altri servizi cloud

Ho trovato recentemente un interessante articolo su http://www.ildiariodelsistemista.com nel quale viene spiegato come poter utilizzare lo spazio messo a disposizione ad es. da Skydrive per poter effettuare automaticamente il backup delle cartelle che ci interessano utilizzando il software Duplicati che potete scaricare qui http://code.google.com/p/duplicati/wiki/Downloads?tm=2.
Il post di cui vi parlavo e' a questo indirizzo http://www.ildiariodelsistemista.com/2012/04/come-fare-un-backup-in-cloud-usando-il.html e qui sotto riporto solo l'inizio dello stesso. Buon lavoro.

Ormai il Cloud Computing sta prendendo sempre piede nell'attuale era informatica.  Molti sfruttano queste piattaforme non solo per aver i dati aggiornati su diversi dispositivi, ma anche per gestire i propri backup. In tal caso possiamo automatizzare il procedimento grazie al software Duplicati.

Questo piccolo ma potente strumento è in grado di eseguire i backup dei datidirettamente sul svariate piattaforme cloud: possiamo decidere di stoccare le copie di sicurezza in un server FTP, SSH, su Amazon Backup, su Google Docs, Windows SkyDrive e in molte altre piattaforme. Vediamolo da vicino
Dal sito di Duplicati scarichiamo la versione per il nostro sistema operativo (Duplicati è disponibili anche per Linux e Mac OSX) e iniziamo avviando il setup.

Ad installazione ultimata siamo pronti per la configurazione. Clicchiamo su Impostare un nuovo Backup e scegliamo il nome da assegnare al Job. Il sitema ci propone di default le cartelle contenute in documenti, ma possiamo selezionare in modo arbitrario le directory da includere


Commenti

Post popolari in questo blog

MTV e la filosofia del “Do Not”: quando la musica anticipava la crisi del digitale

  MTV e la filosofia del “Do Not”: quando la musica anticipava la crisi del digitale Originale dalla campagna do not socialize di MTV Nel panorama delle campagne pubblicitarie provocatorie, quella di MTV denominata “Do Not Socialize” – parte della più ampia “Do Not” Philosophy – resta una delle più audaci e profetiche. Lanciata intorno al 2010, in un’epoca in cui i social network stavano conquistando il mondo, MTV si distaccò dal coro celebrativo per proporre una riflessione controcorrente: e se il digitale ci stesse rubando la vita reale? La campagna, visivamente potente e concettualmente ironica, invitava i giovani a non socializzare online , non condividere , non postare , non taggare . Un paradosso, certo, ma anche una provocazione lucida: MTV, da sempre voce della gioventù, stava mettendo in discussione il nuovo culto della connessione permanente. In un mondo che stava diventando sempre più “social”, MTV suggeriva di tornare a essere asociali – nel senso più liberatorio del...

Quando l’uomo lasciò il giardino dell'Eden: miti, agricoltura e la memoria di un trauma

C’è un filo sotterraneo che unisce Harari, Graeber e i miti più antichi dell’umanità. Non è un dettaglio erudito, né un gioco di parallelismi: è la percezione che i miti non siano semplici favole, ma la forma simbolica con cui le società hanno registrato le loro grandi trasformazioni. Tra queste, nessuna è stata più radicale della rivoluzione agricola. Il mito come memoria culturale Harari lo dice con una formula provocatoria: non è stato l’uomo ad addomesticare il grano, ma il grano ad addomesticare l’uomo. Graeber e Wengrow, da un’altra prospettiva, mostrano che la transizione all’agricoltura non fu un destino inevitabile, ma una scelta culturale, ripetuta e spesso reversibile. Eppure, quando quella scelta divenne irreversibile, lasciò un segno profondo. I miti sono la traccia di quel segno. La Genesi come racconto polemico della civiltà La storia di Adamo ed Eva, letta fuori dal suo involucro teologico, sembra la memoria di un mondo perduto. Prima del frutto proibito, l’umanità vive...

Nati per morire: la caducità dei sentimenti e la bellezza effimera dell’amore

Una canzone come specchio dell’anima Ci sono canzoni che non si limitano a raccontare una storia: diventano un manifesto, una confessione, un grido che risuona con la fragilità umana. Born to Die — il brano che ci ha ispirato — è una di queste. Attraverso versi crudi e appassionati, parla di amore, solitudine, ricerca di senso e, soprattutto, della consapevolezza che tutto, anche i sentimenti più intensi, è destinato a finire. Ma è proprio questa caducità a renderli preziosi. La caducità come essenza dell’esperienza umana La canzone si apre con una domanda retorica: Why? È la domanda che tutti, prima o poi, ci poniamo di fronte al dolore, alla fine di un amore, o semplicemente alla consapevolezza che nulla dura per sempre. Il testo ci ricorda che siamo born to die, nati per morire, non solo nel senso letterale, ma anche in quello metaforico: ogni esperienza, ogni emozione, ogni relazione è transitoria. Questa idea non è nuova. La filosofia, la letteratura e l’arte da sempre riflettono ...