Passa ai contenuti principali

Honor 50 5G, che telefono! ma...

Se acquisti un telefono con lo schermo curvo ai lati, o edge che dir si voglia, pensaci bene perché presenta vantaggi ma anche svantaggi

Il telefono è bellissimo, leggero, veloce. Ha i servizi Google, dei quali purtroppo non si può fare a meno e che dopo il ban di Trump ha tagliato fuori dal mercato i telefoni con marchio Huawei.

Questi Honor infatti pur essendo simili agli Huawei (in realtà sono uguali tranne che per il marchio stampato sopra i prodotti ...) hanno aggirato il problema e sono ottimi, anche considerato il prezzo. Huawei infatti, scusate Honor infatti per rientrare in un mercato, quello Europeo, praticamente abbandonato forzosamente da più di un anno ha dovuto proporre degli sconti notevoli per vendere.

Anche spinto da questo e per il fatto che il mio vecchio Honor View 10 lite ha circa 4 anni mi sono voluto regalare questo Honor 50, acquistato su Amazon a 299 Euro contro un listino di oltre 500 Euro. 

Devo dire che è davvero un top di gamma: processore al top, schermo davvero luminoso, sensore di impronte digitali sotto lo schermo che oltre ad essere veloce è fichissimo, leggero, superficie dello schermo al top dato che i bordi sono sottilissimi, anche quello sotto che su altri telefoni è maggiore, i bordi stondati lo rendono più confortevole, quando lo metti in tasca sembra più piccolo. Insomma un concentrato di tecnologia e di qualità difficilmente riscontrabile anche spendendo di più.

Però alla fine per un utilizzo di "lavoro", non giochini e applicazioni che richiedono capacità di elaborazione e grafiche, insomma per un uso normale non c'è tutta questa differenza con il vecchio telefono. A me sembrano più o meno uguali gli schermi e le immagini. 



Certo un po' di differenza c'è, sul nuovo i bordi sono inesistenti.

E' anche vero che con l'uso mi sono reso conto di alcune differenze a favore degli schermi piatti.

Non avevo mai usato telefoni con schermo curvo, e non mi piace il fatto che, com'è ovvio però, l'immagine curvi appunto, insomma sui lati si vede meglio sugli schermi tradizionali, l’immagine o i caratteri non si vedono bene.

Un altro difetto legato alla curvatura dello schermo è che non è possibile mettere delle cover abbastanza protettive, una parte dello schermo infatti rimane sempre scoperta. Questo mi dà un po' di pensieri ... quando cade la cover lo proteggerà pochissimo, non come accede sui telefoni a schermo piatto dove invece la cover "gira" intorno i lati dello schermo. Inoltre il telefono e lo schermo ai lati sono più sottili, di conseguenza il telefono è più delicato. Insomma l’accoppiata vetro più fino e cover non protettiva è il preludio di una rottura alla prima occasione. Conviene rischiare?



Meno importante ma comunque da tenere in considerazione è la sporgenza delle telecamere che è davvero eccessiva, appoggiando il telefono su una superficie piana quale quella di un tavolo e andando a digitare il cellulare traballa alla grande.

Sono questi i motivi che mi hanno indotto a restituire un telefono pagato poco meno di 300 Euro ma che per fluidità, luminosità dello schermo ed estetica è davvero di livello superiore, peccato.

Commenti

Post popolari in questo blog

MTV e la filosofia del “Do Not”: quando la musica anticipava la crisi del digitale

  MTV e la filosofia del “Do Not”: quando la musica anticipava la crisi del digitale Originale dalla campagna do not socialize di MTV Nel panorama delle campagne pubblicitarie provocatorie, quella di MTV denominata “Do Not Socialize” – parte della più ampia “Do Not” Philosophy – resta una delle più audaci e profetiche. Lanciata intorno al 2010, in un’epoca in cui i social network stavano conquistando il mondo, MTV si distaccò dal coro celebrativo per proporre una riflessione controcorrente: e se il digitale ci stesse rubando la vita reale? La campagna, visivamente potente e concettualmente ironica, invitava i giovani a non socializzare online , non condividere , non postare , non taggare . Un paradosso, certo, ma anche una provocazione lucida: MTV, da sempre voce della gioventù, stava mettendo in discussione il nuovo culto della connessione permanente. In un mondo che stava diventando sempre più “social”, MTV suggeriva di tornare a essere asociali – nel senso più liberatorio del...

Quando l’uomo lasciò il giardino dell'Eden: miti, agricoltura e la memoria di un trauma

C’è un filo sotterraneo che unisce Harari, Graeber e i miti più antichi dell’umanità. Non è un dettaglio erudito, né un gioco di parallelismi: è la percezione che i miti non siano semplici favole, ma la forma simbolica con cui le società hanno registrato le loro grandi trasformazioni. Tra queste, nessuna è stata più radicale della rivoluzione agricola. Il mito come memoria culturale Harari lo dice con una formula provocatoria: non è stato l’uomo ad addomesticare il grano, ma il grano ad addomesticare l’uomo. Graeber e Wengrow, da un’altra prospettiva, mostrano che la transizione all’agricoltura non fu un destino inevitabile, ma una scelta culturale, ripetuta e spesso reversibile. Eppure, quando quella scelta divenne irreversibile, lasciò un segno profondo. I miti sono la traccia di quel segno. La Genesi come racconto polemico della civiltà La storia di Adamo ed Eva, letta fuori dal suo involucro teologico, sembra la memoria di un mondo perduto. Prima del frutto proibito, l’umanità vive...

Nati per morire: la caducità dei sentimenti e la bellezza effimera dell’amore

Una canzone come specchio dell’anima Ci sono canzoni che non si limitano a raccontare una storia: diventano un manifesto, una confessione, un grido che risuona con la fragilità umana. Born to Die — il brano che ci ha ispirato — è una di queste. Attraverso versi crudi e appassionati, parla di amore, solitudine, ricerca di senso e, soprattutto, della consapevolezza che tutto, anche i sentimenti più intensi, è destinato a finire. Ma è proprio questa caducità a renderli preziosi. La caducità come essenza dell’esperienza umana La canzone si apre con una domanda retorica: Why? È la domanda che tutti, prima o poi, ci poniamo di fronte al dolore, alla fine di un amore, o semplicemente alla consapevolezza che nulla dura per sempre. Il testo ci ricorda che siamo born to die, nati per morire, non solo nel senso letterale, ma anche in quello metaforico: ogni esperienza, ogni emozione, ogni relazione è transitoria. Questa idea non è nuova. La filosofia, la letteratura e l’arte da sempre riflettono ...