Passa ai contenuti principali

Widget per traduzione blog

Il nostro sito in tutte le lingue? Mettiamo un bottone per la traduzione automatica!

Ti sarà capitato piu' volte di tradurre un post, magari utilizzando Strumenti per le lingue di Google. Oppure di leggere un articolo e di renderti conto che in realtà si trattava di una pagina tradotta e trovata al volo dal motore (sempre Google?) dall'italiano non proprio fluido. Hai pensato che sia venuta ora di mettere sul blog un bottone che consenta la traduzione del post, magari per catturare qualche visitatore in piu'? Servizi gratuiti del genere ne esistono diversi, e' presente naturalmente Google ma anche outsider o comunque aziende meno note al grande pubblico. E non e' veramente detto che questi servizi valgano meno di quelli proposti dai "grandi".


srumenti traduzione
Faro' una rasssegna di quelli che ho trovato con il link della pagina dove e' possibile prelevare il codice da inserire nel nostro sito. Ne esistono anche altri ma quelli che segnalo consentono la cosa per noi iu' importante, la traduzione anche "da" italiano.
Applied Language: e' possibile personalizzare colori e layout. In ogni caso carina la grafica. Molte le lingue.
Conveythis: bottone tipo ShareThis. Occupa pochissimo spazio. Puo' essere inserito anche alla base di un post.
Google traduttore: bottone non troppo invadente e funzionale. Moltissime le lingue supportate.
Yahoo Babel Fish: bottone un po' piu' grande. Non molte le lingue.
Microsoft: la traduzione appare su meta' dello schermo cosi' e' possibile fare un confronto con l'originale. Questa soluzione va bene per altri utilizzi ma non troppo per mettere un bottone sul sito.
Ti è piaciuto l'articolo?
Puoi Votarlo su OKNOtizie. Grazie Mille!

Print

Bookmark and Share

Commenti

Post popolari in questo blog

MTV e la filosofia del “Do Not”: quando la musica anticipava la crisi del digitale

  MTV e la filosofia del “Do Not”: quando la musica anticipava la crisi del digitale Originale dalla campagna do not socialize di MTV Nel panorama delle campagne pubblicitarie provocatorie, quella di MTV denominata “Do Not Socialize” – parte della più ampia “Do Not” Philosophy – resta una delle più audaci e profetiche. Lanciata intorno al 2010, in un’epoca in cui i social network stavano conquistando il mondo, MTV si distaccò dal coro celebrativo per proporre una riflessione controcorrente: e se il digitale ci stesse rubando la vita reale? La campagna, visivamente potente e concettualmente ironica, invitava i giovani a non socializzare online , non condividere , non postare , non taggare . Un paradosso, certo, ma anche una provocazione lucida: MTV, da sempre voce della gioventù, stava mettendo in discussione il nuovo culto della connessione permanente. In un mondo che stava diventando sempre più “social”, MTV suggeriva di tornare a essere asociali – nel senso più liberatorio del...

Quando l’uomo lasciò il giardino dell'Eden: miti, agricoltura e la memoria di un trauma

C’è un filo sotterraneo che unisce Harari, Graeber e i miti più antichi dell’umanità. Non è un dettaglio erudito, né un gioco di parallelismi: è la percezione che i miti non siano semplici favole, ma la forma simbolica con cui le società hanno registrato le loro grandi trasformazioni. Tra queste, nessuna è stata più radicale della rivoluzione agricola. Il mito come memoria culturale Harari lo dice con una formula provocatoria: non è stato l’uomo ad addomesticare il grano, ma il grano ad addomesticare l’uomo. Graeber e Wengrow, da un’altra prospettiva, mostrano che la transizione all’agricoltura non fu un destino inevitabile, ma una scelta culturale, ripetuta e spesso reversibile. Eppure, quando quella scelta divenne irreversibile, lasciò un segno profondo. I miti sono la traccia di quel segno. La Genesi come racconto polemico della civiltà La storia di Adamo ed Eva, letta fuori dal suo involucro teologico, sembra la memoria di un mondo perduto. Prima del frutto proibito, l’umanità vive...

Nati per morire: la caducità dei sentimenti e la bellezza effimera dell’amore

Una canzone come specchio dell’anima Ci sono canzoni che non si limitano a raccontare una storia: diventano un manifesto, una confessione, un grido che risuona con la fragilità umana. Born to Die — il brano che ci ha ispirato — è una di queste. Attraverso versi crudi e appassionati, parla di amore, solitudine, ricerca di senso e, soprattutto, della consapevolezza che tutto, anche i sentimenti più intensi, è destinato a finire. Ma è proprio questa caducità a renderli preziosi. La caducità come essenza dell’esperienza umana La canzone si apre con una domanda retorica: Why? È la domanda che tutti, prima o poi, ci poniamo di fronte al dolore, alla fine di un amore, o semplicemente alla consapevolezza che nulla dura per sempre. Il testo ci ricorda che siamo born to die, nati per morire, non solo nel senso letterale, ma anche in quello metaforico: ogni esperienza, ogni emozione, ogni relazione è transitoria. Questa idea non è nuova. La filosofia, la letteratura e l’arte da sempre riflettono ...